martedì 9 giugno 2015


Foto a caso scattate dall'inizio della mia avventura con la Nazionale di pallavolo italiana

mercoledì 17 aprile 2013

per il mio amico Fabrizio Macchi


Uno su tutti però cambiò la mia percezione del senso della vita.
Incontrai quasi per caso Fabrizio Macchi, che allora voleva imparare a sciare ed era un fan di Alberto Tomba.
L’unico problema, che mi diede non poco da pensare, è che Fabrizio aveva una sola gamba. L’altra gli era stata amputata da bambino per una grave malattia.
Alberto prese sotto la sua ala protettiva quel ragazzo, che, ben presto, fece parte del nostro gruppo di lavoro.
Con enorme stupore venni a sapere che aveva partecipato alla maratona di New York e che avere un arto in meno per lui non rappresentava assolutamente un problema.
Fabrizio abitava a Varese e faceva l’impiegato presso un ufficio pubblico. Riusciva a stare con noi rinunciando alle ferie e pagandosi  viaggi e alloggio.
Verso di lui avevo una sorta di  affettata riverenza che lo innervosiva e lo faceva sentire a disagio.
Fabrizio non si sentiva affatto diverso da noi tant’è che rifiutava la protesi che lo avrebbe identificato in maniera netta come un disabile.
Alberto, invece, lo prendeva in giro e lo “sfotteva” proprio facendo riferimento alla sua menomazione in maniera tale da farlo sentire partecipe in maniera attiva del nostro team.
Ben presto anch’io mi adeguai e, tra di noi, non vi furono più barriere e ipocrisie.
In effetti Fabrizio era un vero atleta che non aveva nulla da invidiare agli sportivi più forti.
Era un esempio per dedizione e tenacia. Si allenava tutti giorni per diventare uno sciatore, lui che a malapena aveva calpestato la neve.
Fabrizio era più forte del male (tanto per citare il titolo del suo libro autobiografico), che lo aveva assalito. Aveva voglia di vivere e trasmetteva serenità.
Attingevamo a piene mani dalle sue motivazioni, e credo che anche Alberto gli fosse grato, perché da quel ragazzo avevamo tanto da imparare.
Ricordo, che durante un nostro ritiro di allenamenti  in Abruzzo, feci con lui la traversata del Gran Sasso. Ogni tanto gli chiedevo come andasse ma in realtà ero io che facevo fatica a stare al suo passo.
Ero sicuro che sarebbe diventato un ottimo sciatore, come poi accadde, ma non smise mai di stupirmi, negli anni successivi, quando le nostre strade si divisero.
Leggevo sui giornali dei suoi successi sportivi e spesso mi commuovevo.
La mia ammirazione per lui è tale che oggi sono orgoglioso di poter dire che lo conosco.
Fabrizio ora è diventato un ciclista di fama, si è sposato ed ha avuto un figlio. Ha vinto un bronzo alle paraolimpiadi  e dal 2002 in poi ha messo al suo collo due medaglie d’oro, due d’argento e quattro di bronzo ai mondiali. Nel 2001 ha stabilito il record dell’ora su pista percorrendo 45,870 chilometri.
Quel ragazzo che allora aveva ventidue anni mi fece capire cosa vuol dire non mollare mai. Quando ho qualche problema e mi sento giù, quando sento che potrei non farcela penso sempre a Fabrizio e al suo grande sorriso.

martedì 3 gennaio 2012

PER SPIEGARE COS'E' L'EPOC ANCORA UNA VOLTA VORREI PRENDERE SPUNTO DAL MIO LIBRO "MA GUARDA IL SIENA", RIPORTANDONE IL TRATTO SALIENTE:


Due anni fa, ebbi un colloquio con Rudy Tavana, ex Storico Medico del Milan, il quale mi riferì di essere stato in Scandinavia e di avere appreso da alcuni suoi colleghi che allenavano i propri Atleti, dediti alle Discipline Aerobiche, non più in maniera tradizionale ma semplicemente prendendo in esame i valori che si riferivano all’EPOC.

All’inizio, devo dire la verità non diedi molto peso alla cosa ma poi, come spesso mi accade, cominciai a rimuginarci sopra e mi ricordai che Giovanni Saracini me ne aveva già parlato un anno prima poiché la “Suunto” Azienda Finlandese, produttrice di Orologi cardiofrequenzimetri, offriva su alcuni modelli, la possibilità di calcolare il “Training Effect” e “l’Epoc” semplicemente inserendo alcuni parametri personali.

Non ci pensai due volte, telefonai a Giovanni, il quale è tra l’altro Referente Tecnico della “Suunto” nel nostro Paese, e gli chiesi un incontro con il Responsabile Marketing in Italia.

Ebbene dopo due anni di collaborazione fondamentale con la Società Finlandese posso affermare, con orgoglio, che abbiamo scritto una pagina importante per mole di lavoro e di Ricerca applicata ai metodi di allenamento per il miglioramento della Potenza aerobica applicata al calcio senza eguali al mondo.

Ma vediamo nel dettaglio cosa vogliono dire “Training Effect” ed “Epoc”.

L’EPOC

L’EPOC (Consumo Eccessivo di Ossigeno Post Esercizio) indica il quantitativo supplementare di ossigeno richiesto dal corpo per recuperare dopo l’esercizio fisico. Se combinato con il livello di forma fisica corrente, dirà quale effetto ciascuna sessione di allenamento ha avuto sulla forma fisica. Descrive il livello generale dell'omeostasi corporea disturbata dall'esercizio e più intenso esso è stato, maggiore sarà l'EPOC: più a lungo un alto livello di intensità può essere mantenuto, maggiore sarà l'EPOC.

La misurazione dell’EPOC unita al Training Effect (Effetto di Allenamento) fornisce dati sull’attività fisica indispensabili per gli Atleti Professionisti e per tutti coloro che vogliono allenarsi in modo corretto ed efficace. L’Effetto di Allenamento è un indice del miglioramento della forma fisica aerobica raggiunto attraverso l’allenamento. Indica in particolare la prestazione massima del sistema cardiovascolare e la capacità di resistere alla stanchezza durante un allenamento di resistenza. Non fornisce, tuttavia, dati diretti sulle conseguenze per la forza e la velocità. A riposo, il sistema è in equilibrio (equilibrio omeostatico). Per avere un determinato Effetto di Allenamento, è necessario che questo equilibrio venga scosso, ad esempio sottoponendo l’organismo a uno stress fisico a cui reagire. Questo sforzo è conosciuto come stimolo di allenamento. La reazione dell’organismo allo stimolo causato dall’esercizio fisico equivale alla produzione di un Effetto di Allenamento. Maggiore è la forma fisica, maggiore dovrà essere lo sforzo durante l’allenamento per poter migliorare le proprie prestazioni.